29/09/2015

Pubblicità on-line: il problema degli ad-blocker

Anche on-line prosegue la "guerra" tra pubblicitari e consumatori che non vogliono ricevere annunci promozionali da parte delle aziende. Sul web, come nella tv commerciale, spesso l'unica fonte economica che permette ad un sito di sopravvivere è la pubblicità.

Ho letto in passato appelli del tipo "rimuovi il tuo ad-blocker perchè senza questa fonte di finanziamento non potremmo più offrirti i nostri contenuti" che non sono una novità, basti pensare agli appelli della tv commerciale e delle radio.

Conducendo anche una trasmissione radiofonica in una radio locale mi rendo perfettamente conto che senza il sostegno economico delle attività commerciali sparirebbero molte realtà del territorio che forniscono un servizio assolutamente unico. Mi viene in mente l'attività di Radio Bruno (che proprio piccola non è) che durante il terremoto in Emilia, appena fuggiti dagli studi ripartirono con le trasmissioni da una tenda, unica informazione in quei momenti drammatici. 

Ma tornando all'on-line cosa accadrà se molti siti e portali web perdono il sostegno pubblicitario non per colpa degli sponsor ma perchè gli utenti, grazie a strumenti tecnici, non visualizzeranno la pubblicità?

La domanda se l'è posta anche il sito insidemarketing.it che citando varie fonti ci fornisce dati su cui riflettere: in italia quasi 5 milioni di navigatori hanno installato un ad-blocker per bloccare la visualizzazione dei banner pubblicitari (e non solo) e questo numero è destinato a crescere se come sembra, in alcuni nuovi browser questa funzione sarà incorporata.

Come può il mondo della pubblicità on-line reagire a questa situazione?

L’associazione della pubblicità digitale statunitense non sembra avere "mezze misure" ed ha formulato due proposte. La prima consiste nel blocco coatto da parte degli editori della visione dei contenuti web a chi utilizza filtri anti-pubblicità. La seconda è quella di intraprendere azioni legali contro le aziende produtrrici di applicazioni anti-pubblicità, accusandole di impedire la visualizzazione di tutti i pixel che fanno parte di un sito web.

Se non è una "dichiarazione di guerra" questa....

Intanto però, almeno in Italia, continuiamo a navigare in siti internet con pubblicità "invasive" che "occupano" lo schermo, rallentano la navigazione e spesso impediscono quasi di fruire del contenuto. 

Non è che forse anche le aziende del settore debbano fare un po' di autocritica?